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Lectio Levis 1 - pag. 148 n. 18 → Enea da Troia all’Italia

Lectio Levis 1

Pagina numero: 148

Versione numero: 18

Enea da Troia all’Italia

Virgilio, nell’“Eneide”, racconta sia vicende luttuose che vicende liete: mediante l’inganno del cavallo, Troia, importante città dell’Asia, è sconfitta ed è interamente distrutta dai Greci, ma a causa degli ordini degli dèi il devoto Enea, figlio di Anchise e della dea Venere, fugge verso regioni sconosciute; salgono sulle imbarcazioni, insieme ad Enea, Anchise, malato e debole, il piccolo figlio Ascanio e molti dei Troiani, e abbandonano, addolorati, la terra degli antenati. Dopo violente tempeste, dopo innumerevoli pericoli, approdano a Cuma, da dove Enea discende nell’Averno insieme alla Sibilla: lì visita i regni degl’Inferi, saluta con molte lacrime le anime importanti di celebri uomini e, per una grande concessione degli dei, apprende silenzioso e trepidante gli avvenimenti futuri. Da Cuma, Enea perviene con la sua gente alle coste del Lazio: gli altri Troiani sono spaventati, dubbiosi a causa delle profezie ambigue, ma Enea rassicura gli animi dei fuggiaschi con parole divine: “Non ci dirigiamo verso imprese ignote e oscure, ma verso imprese belle ed onorevoli: per decreto degli dei il Lazio sarà il nostro regno, nel Lazio fonderemo una città eterna”.

Pag. 148 n. 18

→ Et luctuosa et iucunda Vergilius poeta in Aeneide narrat: equi dolo Troia …

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