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Versione | pag. 174 n. 29 → L’eroismo di Curione

Il Tantucci Plus 2

Pagina numero: 174

Versione numero: 29

L’eroismo di Curione

La cavalleria dei nemici incomincia ad accerchiare la nostra schiera da entrambi i lati, ed ad investirla alle spalle. Così, non sembrava sicuro né restare in posizione e conservare i ranghi, né slanciarsi in avanti ed esporsi al pericolo. Le truppe dei nemici venivano continuamente accresciute dalle truppe ausiliarie mandate in aiuto dal re; ai nostri le forze venivano meno a causa della stanchezza e, allo stesso tempo, coloro che avevano riportato ferite non potevano né ritirarsi dalla schiera, né essere condotti in un luogo sicuro, dal momento che tutta la schiera era tenuta accerchiata dalla cavalleria dei nemici. Costoro, disperando della propria salvezza, compiangevano la propria morte. Tutte le cose erano piene di paura e di pianto. Curione, non appena capisce che, poiché tutti sono stati spaventati, né i propri incitamenti né le proprie preghiere vengono ascoltati, credendo che ci sia un’unica speranza di salvezza, ordina che tutti quanti occupino le colline più vicine, e che le insegne siano condotte là. A quel punto, però, i nostri giungono alla massima disperazione, e in parte sono uccisi dalla cavalleria mentre fuggono, in parte crollano (al suolo), illesi. Gn. Domizio, comandante dei cavalieri, fermandoglisi attorno con pochi cavalieri, incita Curione a cercare la salvezza per mezzo della fuga e a dirigersi all’accampamento, e assicura che non si sarebbe allontanato da lui. Ma Curione proclama che mai egli, una volta perduto l’esercito che, affidato alla (propria) lealtà, ha ricevuto da Cesare, tornerà al cospetto di lui, e così viene ucciso mentre combatte.

Versione tratta da: Cesare
Pag. 174 n. 29

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