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Esercizio | pag. 227 n. 11 →

LL - Seconda Edizione

Pagina numero: 227

Esercizio numero: 11

1. Io e Calvisio ti accusiamo.
2. Quinto mandò il figlio come mio accusatore.
3. Io in realtà ho obbedito alla volontà di voi tutti.
4. Tu mi hai vessato e io non ti ho mandato in rovina miseramente.
5. Chi di noi si definisce pari a Manio Curio?
6. Gli dei immortali mi hanno dato i figli, voi me li avete restituiti.
7. Mi avvince una straordinaria nostalgia dei miei (cari), e innanzitutto di te.
8. Io non mi sono ancora mosso da Tessalonica per il timore di rivolgimenti politici.
9. Le amicizie sono generatrici di piaceri, tanto per gli amici quanto per sé.
10. Io adesso non discuto di religione, ma degli interessi di tutti noi, e non discuto del diritto pontificio ma di quello pubblico.
11. I cittadini hanno molte cose in comune tra loro: il foro, i templi, i portici, le strade, le leggi, i processi, le elezioni, le usanze e le abitudini.
12. Mi perdonerai; infatti, accuso molto di più me stesso, e poi cerco te come un secondo me e allo stesso tempo un complice della mia colpa.
13. Giunsi a Rodi e mi diressi da Milone.
14. Ti ringrazio, perché mi hai liberato dall’affanno.
15. Mi è fortemente caro il tuo ricordo di noi.
16. Per mezzo di prodigi e di portenti gli dei immortali ci preannunciano le cose future.
17. Diedi di mia intenzione il potere straordinario al giovinetto Cesare Ottaviano; egli, infatti, mi aveva dato una straordinaria protezione: quando dico a me, intendo al Senato e al popolo romano.

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