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Versione | pag. 284 n. 26 → La disfatta di Carre

Grammatica Picta 1

Pagina numero: 284

Versione numero: 26

La disfatta di Carre

Mentre il popolo Romano debellava i Galli per mano di Cesare, verso oriente ricevette un duro colpo dai Parti. E non possiamo accusare la Sorte, perché dai Romani venne combattuto sia con gli dèi, sia con gli uomini contrari: infatti la cupidigia del console Crasso infastidì sia gli uomini, sia gli dèi. Quello, anelando all’oro dei Parti, fu la causa dello sterminio di undici legioni. Il console in persona perse la vita. Ma funesti presagi avevano preannunciato la disfatta. Come prima cosa, il tribuno della plebe Metello aveva maledetto votandolo alle Furie il comandante (Crasso) mentre partiva per l’Asia. Poi, dopo che l’esercito aveva oltrepassato Zeugma, l’Eufrate ingoiò le insegne sottratte per mezzo di vortici improvvisi. Infine, dopo che l’accampamento era stato piazzato presso Niceforio, gli ambasciatori inviati dal re dei Parti, mentre rievocavano la pace con Pompeo e con Silla, vennero disprezzati da Crasso. E così gli dèi, vendicatori dei patti, favorirono l’imboscata e il valore dei nemici. Dunque, presso Carre, l’esercito Romano venne cancellato con una compassionevole strage.

Versione tratta da: Floro
Pag. 284 n. 26

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