Cassius
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Dionysius tyrannus, cum bonis parentibus esset atque honesto loco genitus abundaretque et aequalium …

Il Tantucci Plus 1

Pagina numero: 414

Versione numero: 31

La prigione dorata del tiranno Dionisio di Siracusa.

Il tiranno Dionisio, pur essendo di genitori onesti (ossia: “di buona famiglia, di famiglia onesta”) e pur essendo nato da nobile stirpe, e sebbene fosse ricco sia di amicizie con i coetanei, sia in fatto di frequentazione dei parenti, non concedeva fiducia a nessuno di quelli, ma affidava la protezione della (sua) persona a dei barbari violenti, che aveva scelto egli personalmente e ai quali aveva tolto l’etichetta della schiavitù. Quindi, a causa di una disonesta ingordigia di potere, egli, in un certo senso, si era richiuso da sé stesso in un carcere. E addirittura, per non mettere il collo nelle mani di un barbiere (lett: “per non affidare il collo al barbiere”), insegnò a radere alle proprie figlie. E ciononostante, quando ormai erano adulte, tolse il rasoio persino a loro, e stabilì che gli bruciassero la barba e la chioma con per mezzo dei gusci incandescenti delle noci. Dopo che ebbe tracciato intorno al letto della camera un largo fossato ed ebbe unito l’attraversamento di quel fossato con un ponticello di legno, egli, dopo aver chiuso la porta della camera, rimuoveva persino quello (il ponticello di legno). Ed egli medesimo, dal momento che non osava sostare sui comuni palchi, aveva l’abitudine di tenere i discorsi da un’alta torre.

Versione tratta da: Cicerone

Pag. 414 n. 31

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