Cassius
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Dionysius Syracusarum tyrannus cum Damocles unus ex eius adsentatoribus commemoraret in sermone copias eius opes maiestatem dominatus …

Il Nuovo Expedite 2

Pagina numero: 81

Versione numero: 160

La spada di Dàmocle.

Dionisio, tiranno di Siracusa, poiché Damocle, uno dei suoi adulatori, celebrava in un discorso le sue truppe, le ricchezze, la grandezza dell’autorità, l’abbondanza delle cose, la magnificenza delle case e delle regie, e negava che ci fosse mai stato un uomo più felice, un giorno gli disse: “Poiché la mia vita di piace, vuoi dunque assaggiarla?”. Poiché quello aveva risposto di desiderarlo, ordinò che Damocle fosse messo in un letto d’oro, dipinto con opere magnifiche, e lo fornì numerosissime tavolette d’argento e di oro cesellato. Poi ordinò agli schiavi di radunarsi ad una tavola di magnifica bellezza e di servirlo diligentemente. C’erano unguenti, corone, la tavola era apparecchiata di vivande straordinariamente squisite: Damocle riteneva di essere fortunato e si chiedeva se sarebbe più stato tanto felice! In mezzo a questo lusso Dionisio ordinò di far scendere dal soffitto, appeso ad un crine di cavallo una spada risplendente, così da incombere sulla testa di quell’uomo felice. Damocle, fu preso da tanto terrore che né vide quei bei camerieri, né allungò una mano sulla tavola. Alla fine pregò il tiranno di permettergli di andare, perché non voleva più essere felice.

Versione tratta da: Cicerone

Pag. 81 n. 160

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