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Versione | pag. 451 n. 138 → Azioni empie di un tiranno

Mirum Iter 1

Pagina numero: 451

Versione numero: 138

Azioni empie di un tiranno

Il Siracusano Dionisio era solito associare scherzosi commenti ai suoi atti sacrileghi: infatti, dopo che ebbe assalito e spogliato il tempio di Proserpina a Locri, e mentre navigava con la flotta attraverso il mare, con il vento favorevole, per tornare a Siracusa, egli non temeva l’ira degli dèi, ma rideva, e agli amici disse: Vedete? Non è forse concessa ai sacrileghi una buona navigazione dagli dèi immortali? Sottrasse anche a Giove Olimpio una tunica d’oro di grande peso, con la quale il tiranno Gelone lo aveva decorato con i proventi del bottino Cartaginese, e gli gettò sopra un mantello di lana dicendo che d’estate una tunica d’oro era pesante, e fredda d’inverno, una di lana, invece, era più adatta ad ogni periodo dell’anno. Dionisio ordinò che all’Esculapio di Epidauro fosse tolta la barba d’oro, poiché – così affermava – non sta bene che si veda il padre Apollo imberbe e (si veda) il figlio con la barba. Spesso, dopo essere entrato in santuari, rubò piatti d’oro e d’argento, e portava via anche le vittorie d’oro e le coppe e le corone che erano sostenute dalle mani protese delle statue, e diceva: Io le accetto, non le rubo, poiché è sciocco non prendere, da coloro ai quali chiediamo favori, quei doni che ci vengono offerti affinché noi li prendiamo.

Versione tratta da: Valerio Massimo
Pag. 451 n. 138

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