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Versione | pag. 436 n. 28 → Annibale e Quinto Fabio Massimo

Grammatica Picta 1

Pagina numero: 436

Versione numero: 28

Annibale e Quinto Fabio Massimo

In seguito, il dittatore Quinto Fabio Massimo, dopo essere stato inviato contro Annibale, non voleva scontrarsi con lui sul campo di battaglia, affinché i suoi soldati non combattessero in scontri sfavorevoli contro un nemico agguerrito, ed ostacolava gli sforzi di Annibale unicamente per mezzo dell’attesa. M. Minucio, il comandante dei cavalieri, aggressivo e temerario, chiedendo insistentemente quando, finalmente, il dittatore avrebbe combattuto contro il nemico, additava Fabio come un indolente e un pavido. Perciò Minucio fece in modo che, su ordine del popolo, la carica gli venisse eguagliata col dittatore (ossia: “fece in modo che la sua carica venisse eguagliata a quella di dittatore”); e, dopo che l’esercito fu stato ridiviso, e dopo che egli si fu scontrato in luogo sfavorevole, quando le sue legioni si trovarono in grave pericolo, egli fu liberato dal pericolo da Fabio Massimo, che sopraggiunse con l’esercito. Vinto con questo beneficio, (→ Minucio, soggetto sottinteso) unì con lui (→ con Fabio Massimo) il proprio accampamento, lo salutò con il titolo di padre, e ordinò ai soldati di fare lo stesso. Annibale, saccheggiata la Campania, dopo essere stato intrappolato da Fabio fra la città di Casilino e il monte Callicula, legate delle fascine alle corna dei buoi e datele alle fiamme, mise in fuga la guarnigione Romana che presidiava il Callicula, e, in questa maniera, superò il valico. Egli medesimo, mentre diede alle fiamme i terreni circostanti, risparmiò i possedimenti del dittatore Quinto Fabio Massimo. Non domandi per quale motivo egli abbia fatto ciò? Per rendere quello sospetto come traditore.

Versione tratta da: Periocae
Pag. 436 n. 28

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