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Plane Discere 2 - pag. 290 n. 7 → Un calzolaio fortunato

Plane Discere 2

Pagina numero: 290

Versione numero: 7

Un calzolaio fortunato

Dopo la battaglia di Azio, mentre Augusto celebrava il trionfo a Roma, gli andò incontro un tale che, con la mano, reggeva un corvo al quale aveva insegnato a pronunciare questo saluto: “Ave Cesare, vincitore e comandante supremo!”. Ottaviano, al quale interessava accattivarsi le simpatie dei cittadini, apprezzò l’uccello cortese, ed ordinò che esso fosse acquistato alla cifra di ventimila monete. Dopo che fu avanzato un poco lungo la strada, egli venne salutato nella medesima maniera da un pappagallo, ed ad Augusto non dispiacque acquistare l’uccello per la medesima cifra (lett.: “ad altrettanto”). La dimostrazione di una generosità così grande, stuzzicò un povero calzolaio, al quale interessava moltissimo guadagnare, e costui cominciò ad insegnare al proprio corvo il medesimo saluto. Ma, dal momento che l’uccello non rispondeva, il padrone, logorato dalla fatica e dalla profusione di energie (lett.: “dall’investimento”), era solito dire: Tempo e fatica sprecati. Finalmente, tuttavia, dopo che il corvo ebbe cominciato a pronunciare il saluto comandato, il calzolaio attese Augusto sulla strada, pieno di buona speranza: ma l’imperatore, dopo che ebbe sentito le parole del corvo, incurante di un simile saluto, disse: A casa ne ho a sufficienza di simili cortigiani. A quel punto il corvo, ricordando le parole con le quali il padrone era solito lamentarsi, aggiunse ad alta voce: Tempo e fatica sprecati! Stupito di una spiritosaggine così grande, l’imperatore rise, ed ordinò che l’uccello venisse acquistato a tanto quanto egli non aveva ancora acquistato nessun altro uccello. Dunque, a tutti sembrò che il denaro non era stato il compenso delle fatiche del calzolaio, bensì delle fortuite battute di spirito che l’incauto padrone aveva insegnato al proprio uccello.

Versione tratta da: Macrobio

Pag. 290 n. 7

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