Cassius
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Cum bello acri et diutino Veientes a Romanis intra moenia compulsi capi non possent eaque mora non minus obsistentibus quam obsessis difficilis toleratu esset …

Il Nuovo Expedite 2

Pagina numero: 155

Versione numero: 191

Il prodigio del lago Albano.

Poiché con una guerra accanita e lunga non si riusciva a conquistare i Veienti, respinti dai Romani all’interno delle (loro) mura, e poiché l’attesa per giunta era difficile da sopportare per gli assedianti non meno che per gli assediati, gli dei immortali svelarono la via della desiderata vittoria con un mirabile portento. Infatti all’improvviso il lago Albano, senza essere stato accresciuto né dalle piogge del cielo, né dalla piena di nessun fiume, superò il livello consueto. Allo scopo di indagare quel portento furono inviati ambasciatori a Delfi, a consultare l’oracolo di Apollo, ed essi riferirono che il dio comandava che l’acqua di quel lago venisse sparsa dopo essere stata spinta tra i campi: in questo modo infatti Veio sarebbe caduta nelle mani del popolo Romano. Prima del ritorno degli ambasciatori, un aruspice dei Veienti, catturato e portato nell’accampamento dai soldati Romani poiché che a Roma non c’erano indovini, disse che sarebbe accaduta la stessa cosa. Dunque il senato, avvertito da una duplice divinazione, nel medesimo tempo obbedì all’ammonimento divino e si impadronì della città dei nemici.

Versione tratta da: Valerio Massimo

Pag. 155 n. 191

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