Cassius
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Cum Augustus cenaret apud Vedium Pollionem, servus, omnium incautissimus, eius crystallinum fregerat; rapi eum ira incensus Vedius iussit …

La Lingua delle Radici 1

Pagina numero: 274

Versione numero: 30

Singolare epilogo di un gesto d'ira

Mentre Augusto cenava in casa di Vedio Pollione, un servo, il più incauto di tutti, aveva rotto un suo (di Vedio) vaso di cristallo. Vedio, acceso d’ira, ordinò che quello fosse trascinato via e ucciso con un genere di castigo estremamente spietato e insolito. Voleva infatti che il servo fosse gettato in pasto alle murene, che numerosissime teneva insieme in una peschiera. La ferocia era straordinariamente brutale. Il giovane schiavo fuggì dalle mani e si rifugiò ai piedi dell’imperatore per suscitare la sua compassione: gridava di non voler essere cibo per i pesci. Augusto fu mosso da una crudeltà oltremodo singolare; ordinò che quello fosse lasciato andare senza indugio, e che invece tutti i vasi di cristallo venissero rotti e che la piscina (ne) fosse riempita.

Versione tratta da: Seneca

Pag. 274 n. 30

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