Cassius
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In castris Curionis magnus omnium incessit timor animis; is variis hominum …

Il Tantucci Plus 2

Pagina numero: 68

Versione numero: 24

Pareri discordi tra gli ufficiali di Curione

Nell’accampamento di Curione un grande timore penetrò negli animi di tutti; quello (ossia: “quel timore”) viene velocemente accresciuto dalle varie chiacchiere degli uomini. Infatti ognuno faceva delle congetture (lett.: “si figurava delle ipotesi”) e, a quello che aveva sentito da un altro, aggiungeva un po’ di timore. Questo, pur avendo un solo autore, si diffondeva tra più persone, e l’uno lo passava all’altro. Per queste ragioni, Curione, dopo aver convocato un’assemblea, comincia a discutere con i luogotenenti e i tribuni militari. C’erano due opinioni: certi dicevano che preferivano tentare la sorte della guerra per mezzo del valore nella battaglia, piuttosto che, abbandonati e circondati dai nemici, sopportare un atroce supplizio; gli altri, al contrario, volevano ritirarsi, a partire dal terzo turno di guardia, nell’accampamento di Cornelio, affinché, trascorso un maggiore periodo di tempo, gli animi dei soldati si tranquillizzassero, e nello stesso tempo, se fosse successo qualcosa di più grave, la grande quantità di navi avrebbe garantito più facilmente la ritirata in Sicilia. Curione, disapprovando entrambi i piani, disse che quanto coraggio mancava a una opinione, altrettanto era in eccesso nell’altra, e aggiunse: Non ho così tanto coraggio da assalire l’accampamento senza speranza concreta, né così tanto timore da mancare di speranza. Tenuta l’adunanza, convinse con poche parole i soldati a sostenere la situazione con grande forza. Così l’esercito non abbandonò l’assedio, né assalì il nemico, ma, dissipato il timore, e messa da parte l’eccessiva audacia, mantenne saldamente la posizione.

Versione tratta da: Cesare