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Versione | pag. 236 n. 144 → Un compratore ingenuo e un argentarius disonesto

Lingua e Cultura Latina 2

Pagina numero: 236

Versione numero: 144

Un compratore ingenuo e un argentarius disonesto

C. Canio un cavaliere romano non privo di senso dell’umorismo e abbastanza erudito, dopo essersi recato a Siracusa per affari, andava dicendo di voler comprare alcuni orticelli, dove potesse invitare degli amici e svagarsi senza disturbatori. Dopo che si fu sparsa la voce di ciò, un certo Pizio, che a Siracusa faceva il banchiere, gli disse che egli non aveva orti da vendere, ma che a Canio, qualora lo volesse, era permesso di fare uso dei suoi orti, e contemporaneamente, lo invitò a cena nei suoi orti per il giorno successivo. Dopo che Canio ebbe promesso che sarebbe andato, Pizio fece venire a sé certi pescatori, e chiese loro di pescare, il giorno dopo, davanti ai suoi orti, di lasciare (lì) le barche, e scaricare a terra i pesci. Canio, il giorno successivo, si recò alla cena, e vide molte imbarcazioni equipaggiate, e molti pesci scaricati a terra. Allora dice: Di grazia, o Pizio, cos’è questo? Perché tante barche e tanti pesci? E quello dice: Che c’è di stupefacente? Qualunque pesce a Siracusa è qui. Canio, infiammato di desiderio, chiede a Pizio di vendere, ed acquista la villa e gli orti a tanto quanto volle Pizio. Canio il giorno seguente invita i propri amici, arriva al mare, ma non vede nessuna imbarcazione. Chiede a un tale, un vicino, dove siano i pescatori. Quello risponde: Nessuno è solito pescare qui.

Versione tratta da: Cicerone
Pag. 236 n. 144

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