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Versione | pag. 252 n. 18 → Appio Claudio incita i Romani a combattere contro Veio

Il Tantucci Plus 2

Pagina numero: 252

Versione numero: 18

Appio Claudio incita i Romani a combattere contro Veio

O sarebbe stato opportuno che non venisse intrapresa la guerra, oppure sarebbe opportuno che essa venga condotta in maniera conforme alla dignità del popolo Romano, e che sia portata a termine quanto prima. Ed essa sarà portata a termine se noi incalziamo gli assediati, se non ci ritiriamo prima di aver realizzato la nostra speranza per mezzo della presa di Veio. Qualora, per Ercole, non avesse dovuto imporlo alcun’altra ragione, l’indignazione da sola avrebbe dovuto imporre la perseveranza. Un tempo, una città fu assediata dall’intera Grecia per dieci anni, a causa di una sola donna: quanto era lontano dalla patria? Quante terre, quanti mari era distante? A noi (invece) dà noia sostenere un assedio di un anno, a meno di venti miglia, quasi al cospetto della nostra città. Evidentemente poiché la causa della guerra è insignificante, e non c’è un risentimento sufficientemente giustificato che ci stimoli a perseverare. Per sette volte hanno ripreso le ostilità; non sono mai rimasti in una pace leale; hanno saccheggiato migliaia di volte i nostri campi; hanno spinto gli abitanti di Fidene a staccarsi da noi, e hanno ucciso i nostri coloni (che risiedevano) in quel luogo; sono stati, contro il diritto, i promotori dell’empia strage dei nostri ambasciatori. Hanno voluto aizzare contro di noi tutta l’Etruria, e oggi tramano ciò; e non ci è mancato molto che facessero violenza ai nostri ambasciatori, che chiedevano il risarcimento dei danni. È opportuno che la guerra contro costoro sia combattuta fiaccamente, e attraverso rinvii?

Versione tratta da: Livio
Pag. 252 n. 18

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