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Versione | pag. 185 n. 14 → Maestri severi

Grammatica Picta 1

Pagina numero: 185

Versione numero: 14

Maestri severi

Agostino, quando era un fanciullo, piangeva, poiché nella scuola era spesso percosso e perché le sue piaghe venivano derise dagli uomini insensibili e persino dai suoi genitori. Spesso nelle antiche scuole dei Romani i ragazzi negligenti venivano percossi e umiliati dai maestri severi, perché talora scrivevano scorrettamente sulle tavolette cerate oppure perché leggevano scorrettamente le favole. Le terribili torture terrorizzarono sempre gli scolari. Orbilio Pupilio, Beneventano, un uomo di mente acuta e di animo rigido, in patria si applicò agli studi di letteratura e coltivò le arti liberali. Quando era console Cicerone, egli si recò a Roma e, con grande diligenza, istruì i fanciulli. Fu tuttavia di atteggiamento severo nei confronti degli scolari, come il poeta Orazio rivelò in una sua poesia: egli soprannomina Orbilio “il manesco”. Infatti, egli colpiva con la bacchetta e con lo scudiscio i giovinetti e lo stesso Orazio, se loro erano poco diligenti ed accurati.

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