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Lingua e Cultura Latina 1 Edizione Gialla - pag. 419 n. 76 → Ciro salvato da un pastore

Lingua e Cultura Latina 1 Edizione Gialla

Pagina numero: 419

Versione numero: 76

Ciro salvato da un pastore

Astiage, il re dei Medi, una volta, nel corso di un sogno, vide un mostro spaventoso che divorava il regno; allora il re fece chiamare dei maghi, affinché interpretassero il sogno. I maghi, dopo che ebbero indagato per lungo tempo il tema del sogno, gli risposero: O re, bada che il piccolo Ciro, che tua figlia ha partorito da poco, non mandi in rovina il tuo regno! E così, Astiage ordinò che Arpago, un amico fidato ed un abile comandante, rapisse di nascosto il fanciullo e lo uccidesse. Arpago rapì Ciro, ma non osò ucciderlo, e così lo affidò ad un pastore del re e disse: Il re comanda che il fanciullo venga condotto nella foresta e che lì venga ucciso. Se non avrai obbedito, morirai. Allora il pastore abbandonò il fanciullo nella foresta, ritornò a casa e raccontò l’episodio alla moglie. La moglie, che da poco tempo aveva perso un figlio a causa di una grave malattia, pregò il marito che il fanciullo le fosse mostrato: stremato dalle suppliche di lei, il pastore ritornò nella foresta e, presso il bambino, trovò un cane femmina che porgeva le mammelle al piccolino, e che lo difendeva dalle belve feroci e dagli uccelli. Portò il fanciullo alla donna, la quale, commossa dall’aspetto del bambino, pregò il marito di non uccidere il fanciullo; disse: Ciro vivrà insieme a noi! Consegneremo ai soldati di Arpago il cadavere di nostro figlio. E così, Ciro, il nipote del re, visse per molti anni nella casa di un pastore, inconsapevole della propria origine.

Versione tratta da: Giustino

Pag. 419 n. 76

→ Astyages, Medorum rex, quondam per somnum horribile monstrum, quod regnum …

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