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Versione | pag. 220 n. 11 → Arione e il delfino

Il Nuovo Latino a Colori 1

Pagina numero: 220

Versione numero: 11

Arione e il delfino

Arione di Lesbo è stato un famosissimo suonatore di cetra. Per l’abilità, il re di Corinto Periandro ritenne Arione un amico e un favorito. Un giorno Arione lasciò il re e arrivò in Sicilia e in Italia, terre rinomate. Non appena giunse là, in entrambe le terre lusingò le orecchie e le anime degli abitanti. A quel punto poi Arione, dotato in abbondanza di denaro e di beni, decise di fare ritorno a Corinto; scelse pertanto un’imbarcazione e dei marinai corinzi. I marinai però, bramosi di guadagno e di denaro, dopo che si trovarono in alto mare, stabilirono di uccidere il suonatore di cetra. Allorché Arione si accorse del malvagio piano dei marinai, supplicò: O marinai, se avrete risparmiato la mia vita, in cambio della mia salvezza riceverete grandi ricchezze. I marinai, spinti dalle suppliche, non uccisero loro stessi l’uomo con la forza, ma comandarono: Se ti sarai tuffato a precipizio in mare di tua volontà, sarai salvo. Arione allora, terrorizzato, prese la cetra e intonò un canto, a consolazione della sua sofferenza. E là, vestito e adornato secondo l’usanza, sul ponte più elevato di poppa intonò con voce straordinaria un canto che è definito “in tono acuto”. Dopo che aveva portato a termine il canto, si tuffò con lo strumento musicale lontano, nel mare profondo. I marinai navigarono, sicuri della morte di Arione, ma avvenne un fatto singolare, straordinario e pietoso. Improvvisamente, un delfino si accostò nuotando tra le onde e, sollevato il dorso sulle onde, trasportò Arione, il quale giunse a Tenaro, in terra spartana. Gli abitanti di Lesbo e di Corinto riferirono la storia, e tuttora a Tenaro si vedono due statue di bronzo: un delfino che trasporta un uomo, e un uomo che sta seduto sul dorso di un delfino.

Versione tratta da: Aulo Gellio
Pag. 220 n. 11

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