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Versione | pag. 295 n. 160 → Morte di Epaminonda

Lingua e Cultura Latina 2

Pagina numero: 295

Versione numero: 160

Morte di Epaminonda

Quando Epaminonda, presso Mantinea, era il comandante dei Tebani e, schierato l’esercito, i nemici incalzavano in maniera piuttosto temeraria, gli Spartani, ritenendo che la salvezza della loro patria fosse riposta nella rovina di lui solo, sferrarono tutti insieme un attacco contro lui solo, e non si allontanarono prima che, compiuta una grande strage e uccisi moltissimi uomini, videro Epaminonda in persona, mentre combatteva in maniera coraggiosissima, cadere colpito da lontano con una lancia. I Beoti vennero alquanto rallentati dalla caduta di costui, tuttavia essi non uscirono dalla battaglia prima di aver sconfitto gli Spartani che opponevano resistenza. Ed Epaminonda, rendendosi conto di aver ricevuto un colpo mortale, e contemporaneamente che avrebbe perso la vita immediatamente, qualora avesse estratto la punta che gli era rimpasta nel corpo dalla lancia, mantenne quella all’interno del corpo fino a che non gli venne riferito che i Beoti avevano vinto. Dopo che ebbe ascoltato ciò, disse: Ho vissuto il giusto, giacché muoio senza essere mai stato sconfitto. A quel punto, una volta estratta la punta, morì all’istante.

Versione tratta da: Cornelio Nepote
Pag. 295 n. 160

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