Cassius
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Alcibiades ille, cuius nescio utrum bona an vitia patriae perniciosiora fuerint, illis enim cives suos decepit …

Il Tantucci Plus 1

Pagina numero: 469

Versione numero: 36

Un consiglio del giovane Alcibiade al grande Pericle

Quel grande Alcibiade, del quale non so se per la patria furono più dannose le qualità oppure i difetti – con le prime, infatti, li ingannò, con i secondi lì rovinò – dopo che, ancora fanciullo, si fu recato presso Pericle, il suo zio materno, e lo ebbe visto mentre stava seduto, triste, chiese perché portasse in volto un turbamento così tanto grande. Quel grande (cioè: “Pericle”), rispose che, su incarico della cittadinanza, egli aveva costruito i propilei di Minerva, che sono le porte dell’acropoli, ed ora, dopo che un’ingente somma di denaro era stata spesa per quell’opera, non trovava in quale maniera rendere conto dell’operazione. Allora Alcibiade disse: Dunque cerca piuttosto in che modo non renderne conto. E così, un uomo grandissimo e assennatissimo, venuto meno al proprio buon senso, fece in maniera che gli Ateniesi, dopo essere stati coinvolti in una guerra con dei confinanti, non pretendessero un rendiconto. Perciò è incerto se Atene debba (Atene è il soggetto, i verbi sono al plurale perché “Athenae” in latino è un pluralia tantum) cancellare il ricordo di Alcibiade, oppure debba celebrare la sua gloria, perché ancora oggi, per un incerto giudizio della mente, oscilla tra il biasimo e l’ammirazione dell’uomo.

Versione tratta da: Valerio Massimo

Pag. 469 n. 36

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